EMPATIA ED IL RISCHIO ANTROPOMORFICO

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Ormai si sente talmente tanto la parola “Empatia” in ambito cinofilo, che non è possibile non riflettere su questo termine, a mio avviso utilizzato in maniera furbesca da diversi come tecnica di “clickbaiting” per vendere.

Per chi non lo sapesse, in breve, il clickbaiting è una tecnica di marketing utilizzata per acchiappare click, che se volete, potrete tranquillamente approfondire online.

Ma vediamo cosa si intende con il termine empatia:

[…]

Il termine empatia è stato introdotto da J.G. HERDER e NOVALIS, che lo impiegarono per spiegare la risonanza interiore degli oggetti estetici. T.LIPPS lo spiegò con i processi di imitazione e proiezione per cui una persona, pur conservando la propria identità separata, «dall’identificazione parte la strada che, passando per l’imitazione, giunge all’immedesimazione, ossia all’intendimento del meccanismo mediante il quale ci è comunque possibile prender posizione nei confronti di un’altra vita psichica»

A proposito dell’empatia esistono due interpretazioni:

L’INTERPRETAZIONE PSICOANALITICA. – S. FREUD tratta l’empatia come sinonimo di immedesimazione: «dall’identificazione parte la strada che, passando per l’imitazione, giunge all’immedesimazione, ossia all’intendimento del meccanismo mediante il quale ci è comunque possibile prender posizione nei confronti di un’altra vita psichica».
L’INTERPRETAZIONE FENOMENOLOGICA. – Alla base dell’empatia è rintracciabile quella condizione esistenziale che è l’essere in un mondo comune a partire dalle prime esperienze di natura puramente emozionale.

(fonte: https://www.psiconline.it/le-parole-della-psicologia/empatia.html)

Ogni cinofilo sa che il proprio cane prova emozioni, d’altra parte come ogni animale su questo pianeta, per lo meno quelle definibili come Primordiali (una interessante lettura in merito può essere questa: Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza di Derek Denton https://www.amazon.it/emozioni-primordiali-albori-della-coscienza/dp/8833919781).

Il fatto di voler vestire i panni dell’alterità animale rischia di condurre verso una strada molto rischiosa che può creare un volo pindarico, degno dell’uomo, ma che rischia di allontanarlo dall’animale per quello che realmente è, portando l’uomo a proiettarsi in lui.

Quel vestito a noi va stretto perchè viziato della differenza di specie e pertanto dal non sapere davvero cos’è realmente essere e sentirsi quell’animale. Comportarsi da Lupo non è essere Lupo.

Canis Lupus Italicus – photo credit Antonio Ianibelli http://antonioiannibelli.it/

Sto strisciando in un campo di prato pascolo, silenziosamente ed attento a non allertare quel branco di Caprioli che tengo d’occhio già da un po’, sento il cuore in gola, il battito cardiaco accelerato, l’adrenalina scorre dentro di me e mi fa essere cauto, faccio di tutto pur di non farmi accorgere, avanzo invisibile a loro sottovento, centimetro dopo centimetro per diminuire la distanza che ci separa.
In quel momento sto vivendo la mia dimensione arcaica di predatore, sconosciuta ai più ma ben nota ad alcuni. Mi muovo come un Lupo in atteggiamento di caccia a tutti gli effetti, ma nel mio sentire ed essere guidato dalla mia parte innata, non sono un Lupo e non ho la minima idea di cosa significhi esserlo, perchè siamo due specie molto differenti e pur condividendo alcune emozioni, la nostra vita si muove su piani diversi, con alcune intersezioni ma con tante divergenze, altrimenti saremmo conspecifici.
Ad un certo punto, senza rendermene conto, la punta del mio scarpone sinistro urta una foglia di quercia secca, producendo un piccolo scricchiolio che fa destare le giovane femmina del branco che sono riuscito ad avvicinare. Il suo brucare s’interrompe all’improvviso e rapidamente volge verso la mia direzione il suo sguardo stupito. Rimane a fissare verso di me per circa cinque minuti senza battere ciglio. Ci separano giusto qualche decina di metri. Io rimango immobile, lei non mi vede perchè pur non essendo un fuscello, sono perfettamente aderente a terra in un pendio a mio favore. Percepisco con tutto me stesso il suo stupore, perchè dal suo punto di vista non essendoci nulla, è strano che ci sia stato quel rumore. Trascorsi quei cinque interminabili minuti la giovane femmina tornerà a brucare come nulla fosse. Quegli occhi che mi fissano e quello stupore di erbivoro, sospettoso per natura, sono stampati in maniera indelebile nella mia mente.
Li ammiro, li rispetto e li ringrazio per le emozioni che ho modo di godere quando sono a contatto con ogni essere animale che Madre Natura ha messo su questa Terra.

Capreolus capreolus femmina – photo credit Lucio Tolar www.luciotolar.com

E la domesticazione? La selezione? Il cammino coevolutivo tra uomo e cane di cui tanto si parla, non ci permettono di entrare nella mente del nostro cane?

Essere Homo Sapiens ha delle grandi potenzialità di comprensione del creato, ma va accettato il limite del non poter comprendere a fondo quelle che sono le dinamiche dei reali stati mentali dell’alterità animale, se non con rozze approssimazioni che comunque non saranno mai quelle che l’animale vive realmente, anche di una specie domestica come il cane.


Quindi direi che nel nostro campo più che Empatia dovremmo utilizzare il termine Rispetto della diversità di specie, accompagnata dall’umile e perenne “sapere di non poter sapere”. E praticarlo soprattutto questo Rispetto!

L’Empatia in cinofilia usiamola, con attenzione, quando ci rapportiamo con i proprietari di cani, nostri simili e conspecifici.

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