Come si quantifica la cultura cinofila di un paese?

doggiesUna sera, ad una presentazione del mio libro mi è stato chiesto da uno dei presenti:

“Davide, come giudichi la cultura cinofila media della nostra città?”.

La mia risposta è stata:

“Rispetto a quindici anni fa, quando ho iniziato a fare questa professione, il trend è sicuramente positivo e questo fa ben sperare. Prima eravamo indietro anni luce rispetto alla situazione attuale. Sicuramente di strada da fare ce n’è tanta, soprattutto se vogliamo arrivare ai livelli dei paesi nord europei dove, la situazione è sicuramente da prendere come modello.” (Non solo per la questione della cultura cinofila ahimè!)

Dopo la mia risposta, uno dei presenti, rappresentante di una importante associazione cinofila, ha replicato in maniera alquanto scocciata affermando che in realtà la nostra città ha una grande cultura cinofila, perché abbiamo allevatori e cinofili di grande fama che da anni fanno grandi risultati!

Risultati!?!?!?

Non nascondo che, lì per lì, sono rimasto basito perché non mi sarei aspettato una risposta simile.

Sono fermamente convinto che i risultati sul piano allevatorio e sul piano delle prove di lavoro delle razze, per la selezione dei futuri riproduttori, abbiano la loro importanza. Ma questo si chiama zootecnica e non cultura cinofila!

Personalmente esistono almeno 4 indicatori che vanno presi in considerazione per valutare la cultura cinofila di una nazione.

Questi a mio avviso sono:

  1. il grado di appartenenza di un cane nella famiglia
  2. il grado di accettazione nella società urbana
  3. il grado di responsabilità dei proprietari verso il cane
  4. il grado di responsabilità dei proprietari verso quelle persone che non amano i cani

Vediamoli uno a uno.

Il grado di appartenenza di un cane nella famiglia

Intendo quanto il cane sia realmente un membro della famiglia, certo di un’altra specie, e quanto venga vissuto come tale. In Inghilterra le case singole o abbinate hanno tutte un giardino sul retro, recintato. In assenza della famiglia il cane nella stragrande maggioranza dei casi rimane in casa. Nei Paesi Scandinavi sono diffusissime le razze da caccia nelle famiglie ed i cani in questione vivono in casa e vanno contemporaneamente a caccia. Nel nostro paese qualcuno è convinto che il cane da caccia renda di più se tenuto nel canile.

Il grado di accettazione nella società urbana

Avere un cane al seguito non significa portare malattie. In questa stagione estiva, complice sicuramente la calura, abbiamo modo spesso di essere investiti dall’olezzo nauseabondo di qualche nostro conspecifico umano poco incline all’igiene. Quante volte il cane anche se ben educato viene considerato ospite non gradito? Portarlo con se al lavoro, dove possibile certamente, porterebbe benessere e risultati lavorativi più performanti. E non è il sottoscritto a dirlo!

Il grado di responsabilità dei proprietari verso il cane

E’ troppo frequente ancora il fatto che dopo un paio di settimane, alcune famiglie o proprietari si sbarazzino del cucciolo perché ritenuto impegnativo, per il fatto che fa pipì o mordicchia. Avere un cane significa integrarlo nella nostra vita, nel nostro tempo. Non basta la scusa “io lavoro, non posso mica dedicare troppo tempo a lui per farlo giocare o portarlo in passeggiata tutti i giorni! Ho il giardino gli deve bastare!” Informarsi a fondo prima è d’obbligo!

Il grado di responsabilità dei proprietari verso quelle persone che non amano i cani

Purtroppo esistono ancora troppi proprietari maleducati e presuntuosi affinché il nostro paese aumenti la sua cultura cinofila ai livelli nord europei. Troppe cacche in giro e troppa gente con il cane libero e fuori controllo che va a disturbare indistintamente altri cani o altra gente che, magari per sue ragioni, è terrorizzata dai cani. Anche questo deve essere ricordato a mio avviso. Da cinofilo quale sono tengo sempre a mente che esistono altri che cinofili non lo sono. Dai rispetto se lo esigi giusto?

dogbestfriend

Se ci guardiamo indietro siamo sulla strada giusta, ma c’è ancora tanto da fare.

Confido nei miei colleghi perché sono sicuro che la maggioranza di loro spinge dal mio stesso verso!

Buon lavoro!

 

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